Fortezza

13.10.2020

Quando ho lasciato il deserto e i miei piedi si sono accorti che ogni passo mi avvicinava all'acqua, ho sentito di nuovo libero il mio cuore polveroso. Mi sono resa conto che al centro del mio battito non c'erano più le rotte dimenticate e il vagare nomade senza sosta alla ricerca di un tempio, di una radice, di una parabola. Ho ricucito con l'ultimo filo d'erba la mia carne rotta e tessuto con l'aria un nuovo mantello che onorasse la mia anima e la missione che è venuta a percorrere. 

Sono uscita dal deserto e ho trovato rifugio nell'oasi della tua presenza, la tua pelle luminosa e ruvida mi ha permesso di riconoscere i miei frammenti sparsi nelle pianure piene di fantasmi. Sono piccoli ammassi stellari che mi stanno aspettando, che mi chiamano in sogno, che mi trasportano al di sopra delle strategie e delle prigioni dei falsi idoli. 

Mi sono destata e non posso più tornare a dormire. Mi sono messa in cammino a partire dai miei punti vulnerabili, dalle mie ferite aperte, e man mano che andiamo avanti, tu che mi sussurri, io che ti aspetto, tu che mi accompagni e io che mi ritrovo, sento crescere in me la sete dell'acqua che tutto trascende.

Ora sono arrivata sotto la fortezza che mantiene chiuse le mie sorelle, con serrature bene oliate, meccanismi di precisione che scatenano la confusione, l'oblio, la mancanza. Sono sotto quelle mura di cinta trasparenti, delimitate da solchi di acque fangose, dove vivono i vampiri sempre pronti a divorare. Sono arrivata al luogo del velo e dell'illusione, sono nel luogo dell'inganno. Dove si creano continuamente i mostri della divisione.

Sono venuta senza armi, senza sogni, senza illusioni. Sono venuta con la cintura di Orione che illumina i miei fianchi, sono venuta con le piume nere del Cigno. Le mie corna d'oro sono diventate una cetra, per questo posso stare davanti alla Porta senza che i guardiani mi possano vedere. 

Quando sarà il momento basterà un canto color zafferano a dissolvere le mura e sciogliere l'incantesimo della fortezza.