La pelle che non puoi vendere

17.10.2023

Hai costruito muraglie e trincee, gabbie e prigioni, armature e trappole, ma hai usato la conoscenza, l'astuzia e l'ingegno al contrario. Invece di coltivare la vita, di costruire ponti tra le dimensioni, di saziarti di bellezza, hai ricavato un trono luccicante rubando l'albero maestro dell'arca che ti ha traghettato in questo mondo. 

Ti mantieni in bilico sperando che l'enorme peso delle tue azioni si riversi su altre anime che lo portino per te, ma non è mai stato, né mai sarà così. Quello che hai creato lo hai accumulato sopratutto dentro di te e non potrai sfuggire alla tua immagine allo specchio, né alla grandezza del piccolo seme che sopravviverà all'inverno e ripopolerà la foresta.

Viste da qui le tue barriere, i tuoi carri di ferro, la tua avidità sono una richiesta d'aiuto, un segnale che hai perso la rotta nel viaggio e il tuo veicolo, il tuo involucro, la tua pelle, è diventata solo la pelle di qualcun altro.

Non sei più nulla, per questo vuoi accumulare risorse che non ti appartengono, e crei labirinti e stratagemmi per distorcere le realtà, ma per quanto tu possa credere alle tue stesse menzogne, non potrai più riempire il vuoto che si è aperto in te.

L'unica pelle che non puoi vendere è quella che non si vede, è quella luminosa che ricopre tutto al di là di ogni parte, al di là di ogni incarnazione e di ogni specie che abita questo luogo, che è dappertutto.

Nessuna moneta può possedere lo spirito, né colonizzarlo, né corromperlo. Solo la mente cede ai ricatti e crede alle illusioni.

Quando scenderemo dai rami del grande albero stavolta ti staneremo, stanne certo, e non lasceremo nessun centimetro di terra alle tue orme.